Adoro la funzione “Accadde oggi” di Facebook, è per me un po’ come sfogliare un album delle fotografie e riscoprirti con vestiti che neanche il coreografo della Carrà a Fantastico avrebbe potuto concepire e ti fa salire quel misto di ribrezzo e di saudade che allieta la giornata.
Un po’ masochista, un po’ voyueur, chi si diletta nello scoprire cosa scrivesse sei o sette anni fa o cosa pubblicassero le sue conoscenze in quel periodo, è un buon modo per allenare la memoria, o riempire quei dieci minuti sulla tazza del cesso senza dover ricorrere alle etichette dei prodotti da bagno. Scopriamo così di non essere molto diversi dai cosiddetti “quarantenni su Facebook” e che certi link avremmo potuto tranquillamente estirparli dalla memoria un po’ come in “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (cercatevi il titolo del film in italiano e rabbrividite), oppure ritornano alla memoria persone che non frequentate più e di cui ora fate volentieri a meno.
Questa è la parte che preferisco. Da buon estimatore del disturbo ossessivo compulsivo, riordinare persino i “ricordi su Facebook” è un buon riempitivo (non sono bravo con il macramè e uso il sesso per divertirmi e non per riempire gli spazi vuoti della mia agenda), tuttavia oggi mi trovo a riflettere su un aspetto della mia vita che potrebbe abbassare il senso della mia autostima: ma che cazzo di gente ho frequentato nella mia vita?
Tutto fa scuola, dicevano i (Grandi) antichi, anche, tuttavia mi chiedo, cari amici e amiche, ma quanta beneficienza abbiamo fatto nel prestare orecchio a certi sciroccati?
Ho avuto modo di conoscere molte persone, sia per lavoro che grazie ai miei interessi, gente che è entrata nella mia vita e se n’è andata senza eccessivi rimpianti, persone che il mio cervello ha sostituito nel tempo con ricordi e dati più interessanti, chiudendole nei dungeon più profondi del mio palazzo mentale, tuttavia, per citare King, “a volte ritornano” e ti sale il crimine.
Fortunatamente negli ultimi tempi l’accesso alla mia pagina è possibile dopo un’attenta selezione (non accetto l’amicizia di gente che non conosco, con il profilo di coppia, [al quale dedicherò di sicuro un pezzo] gente con nomi inventati o con una V a caso nel nome, cattobigotti e gente perennemente depressa e in lotta col mondo), tuttavia errare è umano, anche per me, pertanto di quando in quando, come il batterio dell’Yersinia pestis, ecco comparire qua e là un post, un’immagine populista, un link a qualche cialtrone e io, novello Yersin, cerco di isolare ed estirpare dal mio microcosmo.
Compatisco l’altrui ignoranza, l’incapacità di riconoscersi analfabeta funzionale, tuttavia non sopporto chi pubblica materiale con cognizione di causa, convinto che le notizie (prive di fondamento, di basi scientifiche, di senso logico o altro) siano autentiche, solo perché le ha pubblicate il guru di turno o l’amico che sa perché ha fonti sicure che i media censurano. Questa gente, signora mia, proprio non mi va giù.
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| Alcuni consigli sono peggio del limone e peperoncino... |
In particolare aborro i negazionisti. Quelli che per principio negano tutto, quelli che con un “Namasté” che ciondola come il moccio dal naso di un troll alla fine del post, credono di avere risolto i problemi del mondo e che basti un cuoricino alla fine del post o due mani che pregano per autenticare le peggio cazzate. Vade retro, fuffariano di ‘sta cippa, specialmente se mi pubblichi pattume che spiega che “il cancro non esiste” o che “la musica distrugge le cellule in metastasi e cura persino la distrofia muscolare” (avete letto bene, miei cari ventiquattro lettori, è tutta cacca che ha impostato il mio profilo) o che consigli ai malati di tumore di non sottoporti alla chemioterapia. Ti do un consiglio, gioca ad infilare i ferri da calza in una presa di corrente e non rubare ossigeno a chi ne ha bisogno.
Sparisci dalla mia vista, gioca a mosca cieca coi tir in autostrada, ma evita per favore di scrivere o condividere simili castronerie perché se non hai davvero visto una persona lottare con le unghie e coi denti per cercare di guarire da un tumore, se non hai visto nessuno spegnersi in una lenta agonia in un letto di ospedale, non hai diritto di parola. Specialmente se usi questo tuo diritto per denigrare chiunque abbia vissuto questo inferno.
Ecco perché sono uno stronzo (per questo e almeno altri cinquantasei motivi), ecco perché non ho paura di offendere o di perdere i contatti con chi condivide materiale di questo tipo, sarebbe come se io, gay, rompessi le balle tutti i giorni ai miei amici etero perché non condivido il loro amore per la patata e giudicassi il loro stile di vita o le loro scelte assurde e dannose (oddio, se partorite figli di questo calibro, un po’ dannosi lo siete).




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