sabato 24 settembre 2016


Ho abbandonato ornai da tempo il rutilante mondo paganeggiante, stanco di quegli individui, perlopiù di sesso femminile, che i più benevoli chiamano “fluffy” e i più saggi “”, con kappa appositamente collocate al posto delle “c” per enfatizzare la loro pochezza intellettuale, tuttavia è mia intenzione parlare un po’ di codeste figure, per riderci un po’ su e, magari, far riflettere sulla pericolosità di mantenere contatti con siffatta genia.

Come sempre nutro il più grande rispetto per chi vive la propria fede con serietà, non senza una punta di invidia, poiché ritengo che avere dei punti fissi nel proprio credo (qualunque esso sia) sia un buon modo per dare risposta a quegli interrogativi che di tanto in tanto, per colpa degli eventi, ci poniamo, questo post non è quindi un attacco ai miei (numerosi) amici e amiche pagani che usano il cervello, bensì un’amara riflessione su quanto male facciano le mode sulle menti deboli. 

La wikkaminkia, infatti, non deve essere necessariamente wiccan, pagana o altro, può appartenere a qualsiasi religione essa ritenga più opportuna seguire per sfogare le proprie frustrazioni e sentirsi “speciale”. Molto spesso è un ex cattolica, impegnata nella sua quotidiana lotta per emergere dalla massa, ignorata dai più per la sua vacuità, ha seguito molte mode, per rimanere nel gregge e, per stare al passo coi tempi, ha scoperto su Internet il rutilante mondo del paganesimo online.


Leonessa da tastiera, paladina delle cause perse, seguace della fuffa, un tempo cadeva vittima di inquietanti forum dove trovava pane per i suoi denti e altre sfigate che le davano man forte. Chi, come me, ha ormai una certa età ed esperienza, non avrà dimenticato questi luoghi di delirante psicosi (uno su tutti il mai compianto “Strega delle Mele” dove migliaia di frustrate pendevano dalle labbra di altrettante tristi figure che cercavano di parlare di paganesimo e magia attraverso giri di parole e consigli privi di senso, vessate da denunce per plagio e dotate di un sistema di censura che neanche la Gestapo, con ban quotidiani di chi non la pensava come loro), ora invece abbiamo Facebook e gruppi più o meno segreti dove, tra emoticon e immagini evocative, questa manica di cerebrolesi alimentano il proprio ego e i propri deliri attraverso la condivisione di esperienze che non sfigurerebbero in un manuale psichiatrico.

La wikkaminkia scopre la Maggia, il potere della Dea, scopre di essere la reincarnazione di Morgana, Cleopatra o altre figure mitologiche (non troppo colte, mi raccomando), da qui, il risveglio del suo Potere è in continua ascesa. Eccola quindi mutare il proprio abbigliamento, ecco comparire pentacoli, triskel e altri simboli sacri, indossati con orgoglio, ma senza comprenderne appieno il significato, perché è importante che gli altri “sappiano” che lei è Donna, Strega e Figlia della Dea. 
Quanto poi comprenda il significato di queste parole è opinabile.

Le più ardite si trasformano in grottesche bambole goth, ma di quelle che potresti trovare in un cestone dell’Hao Mai sotto Halloween, realizzate da un cinese in acido, il corpo si copre di tatuaggi, più per ribellione nei confronti di mamma e papà che per vera convinzione, in camera si materializzano cristalli, immagini di unicorni, fate e fattucchiere. Immancabile, nella borsa, il mazzo di Tarocchi, acquistato su Internet e spacciato per un eredità di qualche zia o nonna che, immancabilmente, conosceva l’Antica Religione ma che non praticava perché bla bla bla.
Senza leggere neppure un libro, senza conoscere la storia della religione che vorrebbero professare, indottrinate da altre squilibrate, cominciano a postare sui social, con cadenza terrificante, post di quanto loro siano Vere Streghe e Vere Donne, citazioni e immagini che farebbero salire il crimine anche a un hippy di Woodstock.

Ma questa, cari amici, è solo la fase iniziale. L’entusiasmo è ancora alle stelle, aspettate di vedere quando queste tristi creature trovano altre sciagurate con cui condividere i loro deliri. Ecco nascere improbabili coven (congreghe, per i profani) che, al di là della mera conoscenza online, si limitano a condividere incantesimi e sortilegi scovati in Rete o presi da qualche serie TV. Tutte divengono sensitive, tutte sostengono di vedere fantasmi, spettri, avvertire presenze, colloquiare con spiriti guida (ovviamente di personaggi illustri, ma non troppo, perché la wikkaminkia conosce meglio i manga che la storia). 
Le più fortunate troveranno il modo di riunirsi (mai più di un paio di volte, perché sai lo sbattimento di interagire con persone reali, piuttosto che digitare strozzate davanti alla tastiera di un computer) e tentare, con risultati tragicomici, qualche “maggia”, col rischio di dare fuoco alla casa o procurarsi un’intossicazione dopo avere trangugiato qualche intruglio di dubbia provenienza (la cui ricetta, ovviamente, si tramanda di madre in figlia da generazioni). Queste congreghe improvvisate, solitamente, durano il tempo di un orgasmo di mosca, in quanto, essendo tutte prime donne, ognuna di loro vorrebbe essere la Suprema di quella casa di matti, pertanto, tra litigi e insulti, ognuna torna nella sicurezza della propria cameretta e, dopo un periodo di lutto (giusto il tempo di trovare un altro gruppo su Facebook che le faccia sentire speciali) ricominciano la manfrina.

La cosa divertente, cari amici, è che questo fenomeno non è diffuso solo tra le giovanissime, ahimè, nella mia esperienza ho visto donne adulte e madri di famiglia, frustrate da una vita piatta e monotona, sposate per convenienza o sole perché matte come cavalli, attaccarsi come zecche a un cane per sentirsi, qualche ora al giorno “speciali”. Creature inquiete e pressanti, che ti tempestano di messaggi per avere risposte sulle loro miserie, allupate come mandrilli nella stagione dell’amore, tristi come un impiegato delle poste, pronte ad illudersi di essere speciali e di trovare, nella loro monotonia, quella magia e quel qualcosa di insolito che le faccia sentire speciali.
Una scopata in più no, eh? 

Step finale. La wilkkaminkia diventa una gattara. Nella sua vita compaiono (e mi spiace per loro) felini di varia provenienza, ribattezzati con nomi altisonanti e subissati di coccole, fotografie su Facebook e trattati alla stregua di famigli di Harry Potter. Ovviamente le loro bestie sono sensitive quanto loro, le proteggono dai “vampiri psichici” e dalle “larve astrali” che cercano di impedire loro di salvare il mondo (della serie, Sailor Moon spostati che ci penso io), mentre i poveri animali vorrebbero godersi la vita, si trovano coinvolti in racconti di possessioni e lotte immaginarie contro nemici invisibili partoriti dalle loro menti malate.
Il passo da qui al veganesimo e alla lotta contro i mangiacadaveri, il passo è breve, la wikkaminkia diventa una paladina dei “pelosetti”, protettrice dei “pucciosi” e strenua sfrangiamarroni di chi non la pensa come lei.

Come ribadisco in ogni mio post, se vuoi leccare la muffa dai muri perché credi che questo aiuti il tuo karma, non farne una questione di stato, raspa con gioia e non cercare di convincere con insulti e inutili post chi non la pensa come te, perché la wikkaminkia, quando si accorge che nessuno la considera e, in segreto, ride di lei, diventa una iena, scatena la sua frustrazione sul prossimo e cerca di attaccare chiunque ella consideri una minaccia (il resto del mondo, le sue ex “sorelle”, i suoi famigliari e amici), allargando il cerchio di solitudine che diventerà una costante nella sua vita.

Amici pagani e non, non ditemi che nella vostra vita non avete mai incontrato queste simpatiche figure, io stesso ho fatto piazza pulita di costoro tempo addietro e vivo molto meglio. Ognuno di noi può vivere benissimo senza di loro, avere una fede o meno, io ammiro e rispetto chi vive il proprio credo e studia, si documenta, ha delle solide basi e non segue una fede per moda o per ribellione, bevendosi tutta la merda che si trova in Rete per soddisfare le proprie frustrazioni.




Un discorso a parte meritano i  wikkaminkia maschi, progenie più rara e complessa, ma di cui discuterò un’altra volta, sempre che qualcuno, irritato dalle mie parole, non scateni una tempesta di meteore sul mio computer, offeso da quelle che considero verità. Dopotutto, chi vi dice che dietro questo corpo piagato non si nasconda la reincarnazione di Amelia, la strega che ammalia?

mercoledì 31 agosto 2016



A volte mi si chiede perché ce l’abbia a morte con gli invasati (di qualsiasi risma) che infestano i vari social network, la risposta, una delle tante, è nello screenshot preso dall’impagabile pagina del Signor Distruggere e che riporto, malvolentieri, qui sotto.



I commenti, di fronte ad una simile "persona", sono assai superflui e non è mia intenzione fare di tutt’erba un fascio, tra le mie conoscenze annovero vegani, vegetariani, fruttariani e credenti di varie fedi e idee politiche che, fortunatamente, perseguono le loro idee e non sfavano la minchia a nessuno.

Nel corso del tempo ho allontanato tutti quei personaggi che avevano fatto dell’estremismo la loro bandiera e la loro ragion d’essere, in primis perché non ho voglia di avvelenarmi il sangue trovando in bacheca post di questo tenore, in secondo luogo perché non ho mai amato combattere contro i mulini a vento e, cercare di avere un dialogo con questi individui si rivela divertente quanto spaccare sassi con un sasso o ascoltare Radio Maria, tuttavia, di tanto in tanto, qualcosa ancora compare a rovinare la giornata.

Non sono un sociologo, né mi interessa analizzare il percorso che abbia portato queste persone ad avere il cervello grosso come una noce, ribadisco il concetto che ognuno di noi è libero di pensarla come meglio crede, ma a volte sfociamo nel ridicolo.

Condivisori selvaggi di bufale, seguaci del populismo più becero o patetici fanatici del tempo che fu, sono tra di noi, per usare una citazione “escono dalle fottute pareti” e sono pronti a condividere e sostenere autentiche e colossali ca…stronerie.

Certo, loro sicuramente si ergeranno paladini del “diritto di parola” o della “libertà di pensiero” (magari commentando sotto un post inneggiante al Duce o a quanto si sta bene sotto le ali di Mamma Putin) ignorando qualsiasi tentativo di replica ai loro deliri, si offenderanno quando fai loro notare di avere condiviso notizie di Lercio e ti toglieranno l’amicizia perché li perculi in pubblico, ma alla lunga il gioco stanca.

Non sono una crocerossina, né un combattente delle cause perse, ma di fronte a certa gente, sul serio, resto allibito. Normalmente mi limito a segnalare i profili di questi individui o, se costretto a mantenere il contatto su Facebook, a bloccare le notifiche dei loro post sulla mia bacheca, ma arrivati a un certo punto, come diceva mia nonna, “” e siccome, fortunatamente, santo non sono, mi sento in dovere di riflettere sull’aumento di queste tristi figure.

Questa gente lavora accanto a noi, se avete figli, probabilmente la loro progenie frequenterà la loro stessa scuola, ci avrete a che fare durante le riunioni dei genitori, dove affosseranno iniziative e visite didattiche perché non conformi alle loro (malate) idee di pensiero, metteranno a repentaglio la salute vostra e dei vostri bambini con le loro idee strampalate sui vaccini o sull’alimentazione pranica.







Pensate questo: un complottista che insegna ad una classe che la Terra è piatta, che le scie chimiche esistono e sono pericolose, che il pianeta Nibiru è in avvicinamento o altro… è gente più pericolosa degli insegnanti di religione.








Ho avuto la sfortuna di lavorare con un infermiere che, oltre a praticare urinoterapia, non somministrava i farmaci ai pazienti perché pericolosi per la salute. Si è licenziato dopo due mesi in reparto e non so che fine abbia fatto, ma era lì, a far danni.

Questo è l’aspetto preoccupante della faccenda, anche se la maggior parte di questi spostati non ha un lavoro o sono “leoni da tastiera”, novelli Savonarola, che tuonano dal loro pulpito virtuale, ve ne sono alcuni che portano le loro dannose credenze nel mondo reale, le condividono, le sostengono e le diffondono come un cancro.

Pensate a quegli attivisti che tanto si divertono a rovinare sagre di paese o raduni di cacciatori, persone che assaltano laboratori di ricerca o usano la violenza, fisica e verbale, contro chi non condivide i loro deliri.

Sono persone che fanno dell’ignoranza la loro bandiera, una su tutte? L’unschooling che, per chi non lo sapesse, è quella teoria secondo la quale andrebbero aboliti scuole e insegnanti perché “la nave della conoscenza è pilotata dal genitore”, perché per loro “i figli liberi sono di decidere come, dove, quando e sopratutto cosa imparare”, scordatevi quindi un mondo di ingegneri, medici o meccanici.

Il sottobosco delirante di questi personaggi è fitto come quello di Fangorn, mi piacerebbe approfondire un po’ di queste figure e riderci su, ma invitando tutti a prestare loro attenzione: è gente pericolosa, povera di idee e strenua seguace di mode fuffariane che nascondono un profondo disagio.

La starlette del GF che inneggia al karma dopo un terremoto, non è che la punta di un iceberg: ringraziamo la sua idiozia, che ci permette di conoscere individui ben più patetici e compromessi di quanto vorremmo e ci aiuta a capire quanto queste persone possano rovinare noi, i nostri famigliari o l’ambiente in cui siamo costretti a condividere con loro il nostro prezioso ossigeno.

Per questo ringrazio l’esistenza di pagine Facebook che si prendono la briga di farceli conoscere, in modo da poterli segnalare o, al massimo, prendere per i fondelli, mi spiace solo che la nazivegana riportata all’inizio del post non abbia abilitato i commenti, avrei speso volentieri del tempo ad insultarla, vi invito tuttavia a cercare il suo profilo e a segnalarlo, per avere almeno la soddisfazione di tapparle la bocca virtualmente.


sabato 25 giugno 2016


Miei amati lettori, quest’oggi ho deciso di occuparmi del sociale, un po’ come Dipré, ma senza coca e senza mignotte, anche se i casi umani di cui parlerò non sfigurerebbero in uno dei siparietti del sopracitato demente.

Avrete sentito più volte palesare il mio disgusto di fronte a certe, a mio avviso inutili, esibizioni di melensaggine, tuonare come un povero Savonarola pre-rogo contro questi nefandi individui, promettendo che, presto o tardi, ne avrei parlato, ora eccomi qua, pronto a sciorinare le mie perle di saggezza su una categoria che giudico utile quanto un Trichophyton: le coppie Vinavil.

Narra Platone nel Simposio (o, per i più profani, anche Aldo, Giovanni e Giacomo in “Tre uomini e una gamba”) che Zeus punì le prime creature umane, ermafrodite e formate da due individui uniti tra loro, poiché erano divenute insolenti nei confronti degli Dei, separandole con un fulmine; da allora ogni essere umano cerca di ritrovare la propria iniziale completezza cercando la propria metà perduta.

Tutto molto romantico, il problema nasce quando, una volta convinti di avere trovato questa metà perduta, cercano di riappiccicarsi e diventare nuovamente un unico, delirante, organismo. Non solo, ma ci tengono a far sapere al mondo che nessuno è migliore di loro.

Ora, avere l’ardire di essere meglio del sottoscritto è segno che il fulmine di Zeus ti ha anche bruciato qualche neurone, ma modestia a parte, care le mie mezze mele marce, mi ricordate tanto quelle adolescenti che scrivevano sulla Smemo del loro grande amore. Andate in soffitta o in cantina, care amiche e amici di colloidi abitudini, cercate i vostri diari di allora e rabbrividite. Credo sia terapeutico e forse smetterete di sfondarmi le ghirbe con le vostre inutili manifestazioni d’affetto.

Sia chiaro, anche io amo il mio compagno e cerco di manifestarglielo in ogni modo, ma come diceva Sordi “sarai la mia metà, ma si nun parti, diventi n’artro po’ la mia trequarti””. E va’ quindi, per quanto stia bene con te, non ho di sicuro bisogno di averti addosso tutto il santo giorno. Sei l’uomo della mia vita, non un herpes!



Eppure al mondo abbiamo gente che una vita non ce l’ha (e neppure una propria personalità), visto che consapevolmente decidono di annullarsi in funzione di un’altra persona, arrivando a (vi prego di leggere questa lista con la voce della Marchesini dei tempi d’oro):





  • vestirsi uguali, con le stesse magliette, scarpe o le medesime tonalità di colore;
  • nel caso di coppie gay seguire lo stesso look, indossare accessori simili, ecc…
  • abbandonare la propria compagnia di amici a favore di quella del partner;
  • costringere il partner ad abbandonare la sua compagnia di amici a favore della propria;
  • costringere gli amici di entrambe le compagnie a frequentarsi, quando palesemente non hanno nulla in comune;
  • obbligare il partner a rinunciare ai suoi hobby;
  • rinunciare ai propri hobby per seguire quelli del partner;

“La lista è lunga quanto la vorrai”, dice il Genio, tuttavia nulla potrà superare, nulla potrà eguagliare, nulla potrà farvi rabbrividire quanto l’apoteosi dell’idiozia, la Summa delle cazzate, l’apogeo dell’inettitudine, la vetta della coglionaggine di certe coppie: il doppio profilo su Facebook.

Immaginate questo: GiulioTeo Pasotti… oppure TeoGiulio Mariani… prendo una pausa per sciacquarmi sotto la doccia per superare il trauma. 
Non esiste nulla di più squallido, di più adolescenziale, ma anche di più triste che trovarsi tra le conoscenze sui social queste creature senza midollo.
E non parlo di quella tristezza dolce, tipo quando leggi “la piccola Fiammiferaia” e senti quel magone allo stomaco ogni volta che arrivi alla scena della nonna (spero l’abbiate letta tutti, almeno una volta), ma quel senso di sconfitta per l’umanità di quando vedi un uomo con sandali e calzini, quando capisci che Zeus, anziché separarci con un colpo di fulmine, avrebbe fatto meglio a scatenare uno sciame di meteore e ricominciare il lavoro da capo.

Che cazzo di bisogno c’è di avere un profilo di coppia su un social network? Sapete i rischi che correte? Da parte mia la cancellazione diretta dai miei contatti senza neanche passare dal “Via”, nel migliore dei casi il 70% dei vostri contatti disabiliterà le notifiche delle vostre notizie e vi terrà tra i contatti con quel senso di pietà che si riserva agli zii un po’ squinternati di certe serie TV anni novanta.

Purtroppo per voi, a me non suscitate altro che ribrezzo, pertanto tenetevi il vostro doppio profilo e sparite dalla mia lista di contatti, andando laggiù, in quel luogo oscuro dove dimorano i veg-cazzari, i fuffariani, gli omofobi incalliti e chiunque non mi vada a genio.

Restate laggiù, convinti che il non avere una vita propria sia la massima espressione d’amore, che rinunciare ad interessi e amici sbandierando la rinuncia come un bigotto fa con la carne in Quaresima sia indice del vostro Vero Amore™, invece, bibbidi bobbidi bu, non serve a un cazzo!

Non ti lavi la coscienza mettendo il nome del partner accanto al tuo, non sei migliore del sottoscritto se stai attaccato al tuo compagno come una piattola ad un frequentatore di saune, te l’assicuro.

Ora avvicinati, caro (o cara) il mio coniuge Vinavil, voglio sussurrarti un grande segreto, una di quelle verità spicciole, uno spunto di riflessione, è gratis… non è che questo tuo appiccicarti all’altra metà della mela sia sinonimo di paura? Di inferiorità? Del non avere niente da offrire per cui nascondi tutto il tuo niente dietro inutili e fastidiose manifestazioni di affetto e di possesso?

È delirante, sai, faresti la gioia di molti psicologi, ne conosco parecchi e anche bravi, se vuoi il loro numero, contattami, gioverà alla tua autostima.

Convivo da quasi otto anni e sei di questi li trascorriamo dormendo in camere separate e al primo che viene a dirmi che questo non è volersi bene, potrei ricordargli che l’amore di una persona non si misura in minuti di presenza assillante, ma con le azioni; il mio compagno mi è stato accanto quando mio padre stava morendo in un letto di ospedale, pur non avendogli quasi mai parlato, che sia io che lui ci siamo sostenuti a vicenda senza clamore e senza sbandierarlo in giro, in momenti brutti e di crisi (economica, emotiva e altro) e che se ognuno di noi vuol dormire di gusto da solo non c’è niente di male.

L’amore vero, cari amici e amiche, non è quello che leggete su certi post, non è gelosia, non è desiderio di possesso, non è annullarsi per cercare di compiacere il partner. Se avete poco da offrire, prima o poi se ne accorgerà e allora non ci sarà collante che tenga, ma solo il vuoto che vi siete creati dentro e attorno.

Detto questo, sarei tentato di continuare ancora, l’argomento è intrigante, ma ritengo di averlo sviscerato con dovizia di particolari, pertanto non mi resta che salutarvi allegramente e andare a lavare i piatti.

Konnichiwa, bitches!


domenica 22 maggio 2016


Adoro la funzione “Accadde oggi” di Facebook, è per me un po’ come sfogliare un album delle fotografie e riscoprirti con vestiti che neanche il coreografo della Carrà a Fantastico avrebbe potuto concepire e ti fa salire quel misto di ribrezzo e di saudade che allieta la giornata.



Un po’ masochista, un po’ voyueur, chi si diletta nello scoprire cosa scrivesse sei o sette anni fa o cosa pubblicassero le sue conoscenze in quel periodo, è un buon modo per allenare la memoria, o riempire quei dieci minuti sulla tazza del cesso senza dover ricorrere alle etichette dei prodotti da bagno. Scopriamo così di non essere molto diversi dai cosiddetti “quarantenni su Facebook” e che certi link avremmo potuto tranquillamente estirparli dalla memoria un po’ come in “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (cercatevi il titolo del film in italiano e rabbrividite), oppure ritornano alla memoria persone che non frequentate più e di cui ora fate volentieri a meno.

Questa è la parte che preferisco. Da buon estimatore del disturbo ossessivo compulsivo, riordinare persino i “ricordi su Facebook” è un buon riempitivo (non sono bravo con il macramè e uso il sesso per divertirmi e non per riempire gli spazi vuoti della mia agenda), tuttavia oggi mi trovo a riflettere su un aspetto della mia vita che potrebbe abbassare il senso della mia autostima: ma che cazzo di gente ho frequentato nella mia vita?

Tutto fa scuola, dicevano i (Grandi) antichi, anche, tuttavia mi chiedo, cari amici e amiche, ma quanta beneficienza abbiamo fatto nel prestare orecchio a certi sciroccati? 

Ho avuto modo di conoscere molte persone, sia per lavoro che grazie ai miei interessi, gente che è entrata nella mia vita e se n’è andata senza eccessivi rimpianti, persone che il mio cervello ha sostituito nel tempo con ricordi e dati più interessanti, chiudendole nei dungeon più profondi del mio palazzo mentale, tuttavia, per citare King, “a volte ritornano” e ti sale il crimine.



Veg esaltati, sniffatori di scie chimiche, omofobi del cazzo e antivaccinisti, grillini della prima ora, gente che legge e pubblica (ancora oggi) gli articoli di “Informare x Resistere”, non dite che almeno uno di loro non è rimasto tra i vostri contatti e ogni tanto rispunta con qualche delirante post, ecco perché mi diverto a fare periodiche pulizie tra le mie conoscenze online. E’ terapeutico, ti fa sentire una persona migliore.




Fortunatamente negli ultimi tempi l’accesso alla mia pagina è possibile dopo un’attenta selezione (non accetto l’amicizia di gente che non conosco, con il profilo di coppia, [al quale dedicherò di sicuro un pezzo] gente con nomi inventati o con una V a caso nel nome, cattobigotti e gente perennemente depressa e in lotta col mondo), tuttavia errare è umano, anche per me, pertanto di quando in quando, come il batterio dell’Yersinia pestis, ecco comparire qua e là un post, un’immagine populista, un link a qualche cialtrone e io, novello Yersin, cerco di isolare ed estirpare dal mio microcosmo.

Compatisco l’altrui ignoranza, l’incapacità di riconoscersi analfabeta funzionale, tuttavia non sopporto chi pubblica materiale con cognizione di causa, convinto che le notizie (prive di fondamento, di basi scientifiche, di senso logico o altro) siano autentiche, solo perché le ha pubblicate il guru di turno o l’amico che sa perché ha fonti sicure che i media censurano. Questa gente, signora mia, proprio non mi va giù.

Alcuni consigli sono peggio del limone e peperoncino...
In particolare aborro i negazionisti. Quelli che per principio negano tutto, quelli che con un “Namasté” che ciondola come il moccio dal naso di un troll alla fine del post, credono di avere risolto i problemi del mondo e che basti un cuoricino alla fine del post o due mani che pregano per autenticare le peggio cazzate. Vade retro, fuffariano di ‘sta cippa, specialmente se mi pubblichi pattume che spiega che “il cancro non esiste” o che “la musica distrugge le cellule in metastasi e cura persino la distrofia muscolare” (avete letto bene, miei cari ventiquattro lettori, è tutta cacca che ha impostato il mio profilo) o che consigli ai malati di tumore di non sottoporti alla chemioterapia. Ti do un consiglio, gioca ad infilare i ferri da calza in una presa di corrente e non rubare ossigeno a chi ne ha bisogno.

Sparisci dalla mia vista, gioca a mosca cieca coi tir in autostrada, ma evita per favore di scrivere o condividere simili castronerie perché se non hai davvero visto una persona lottare con le unghie e coi denti per cercare di guarire da un tumore, se non hai visto nessuno spegnersi in una lenta agonia in un letto di ospedale, non hai diritto di parola. Specialmente se usi questo tuo diritto per denigrare chiunque abbia vissuto questo inferno.

Ecco perché sono uno stronzo (per questo e almeno altri cinquantasei motivi), ecco perché non ho paura di offendere o di perdere i contatti con chi condivide materiale di questo tipo, sarebbe come se io, gay, rompessi le balle tutti i giorni ai miei amici etero perché non condivido il loro amore per la patata e giudicassi il loro stile di vita o le loro scelte assurde e dannose (oddio, se partorite figli di questo calibro, un po’ dannosi lo siete). 



Quindi ecco il consiglio della settimana, se sei un fuffariano convinto che i vaccini facciano male, se sei convinto che basti una formula magica per guarire da qualsiasi malanno, è meglio finirla qui. Una stretta di mano e via, come dice il tuo amato Krishnamurti “la vita è un fiume che scorre”, pertanto legati una pietra al collo e lasciati trasportare dalla corrente fino al “grande mare delle persone di cui non me ne frega un cazzo” e restaci. Con tutti i miei migliori Namasté.



venerdì 13 maggio 2016

Unioni civili, o "La Volpe e l'uva 2016"

Posso dire la mia su queste benedette Unioni Civili


Ovviamente si, visto che ne sono direttamente coinvolto.










Ho aspettato un paio di giorni a scrivere la mia opinione, visto che nel rutilante mondo dei social il minimo sindacale di aria fritta è stato dispensato e ora si passa a discutere d’altro, ho letto e riflettuto su commenti (deliranti) scritti da ambo le parti e sono giunto ad una rapida e semplice conclusione per cui, citando la Marchesini, mi viene solo da dire: “Fatevi una canna, Leonid, vi farà bene!”.



Con tutto il cuore, amici e amiche dal rosico facile, rilassatevi un attimo e prendete fiato.
Sono anch’io consapevole di avere ottenuto con questa legge le briciole dei diritti che in altri Paesi sono ormai acquisiti da anni, ma come la donna cananea del Vangelo, per ora mi accontento e vedrò, se la mia dolce metà me lo consentirà, di usufruirne al massimo.

Si, mi accontento, non ho vergogna di scriverlo, perché sinceramente fino a mercoledì contavo tanto quanto il due di coppe con briscola a bastoni, oggi almeno posso sperare in un domani in coppia migliore, non perfetto, ma migliore.
Ricordo una coppia di amici del mio ex, uno finisce in ospedale e l’altro non può neppure assisterlo, l’intervento finì bene, ma quando raccontavano la storia durante una cena, ho ancora davanti agli occhi la paura che hanno provato, quella di non poter essere accanto alla persona che amavano. 

Questo dovrebbe zittire tutte le povere persone inacidite dall’ignoranza e dal bigottismo che tuonano contro il desiderio di due persone di veder riconosciuti i propri diritti. Non parlo d’amore, quello è implicito, ma del diritto di poter restare vicino alla persona che si ama ed essere riconosciuto come nucleo famigliare, con tutti i pro e i contro che questo tipo di unione comporta.

Rabbrividisco quando leggo commenti di gay che sono contro questa legge, principalmente per invidia o perché oggigiorno va di moda il bastian contrario, perché questa legge ti ricorda quanto tu sia solo e patetico, povera la mia volpe che non arriva all’uva e rosica rovinandosi la french mentre digita dal suo telefonino parole colme di livore? Anche, ma fondamentalmente rabbrividisco per la tua pochezza intellettuale. 

Pensiamo a quelle coppie che vivono insieme da 25 o più anni, che hanno costruito una vita, una casa, una storia, persone che hanno investito tutto in una relazione e che, con alti e bassi, sono arrivate ad un punto dove è importante avere uno straccio di legge che ti tuteli. 

Io questo mese festeggerò otto anni d’amore con il mio orso, non cancellerei un singolo giorno, anche i più brutti, sapere che un domani la nostra unione sarà tutelata dalla legge è per me più di quanto potessi sperare e, a differenza di altri, mi accontento e sono felice, pertanto non tollero che nessuno sfigato, etero o omosessuale, venga a rosicare sul fatto che un domani io possa sancire questo legame, perché, per ora, a me va bene così.

Immagine di Giampietro Belotti Il Nazista dell'Illinois IV



Lotterò per quelle coppie che, giustamente, chiedono maggiori diritti e tutele, non smetterò mai di invocare una legge seria contro l’omofobia, essendone stato vittima per anni, ma sono anche consapevole che siamo in Italia, la più grande succursale del Vaticano, (basti pensare che sull’Eco di Bergamo di ieri non c’era nessun riferimento all’approvazione della legge in prima pagina, ringraziando Giampietro Belotti Il Nazista dell'Illinois IV per l'informazione), quindi già il leggere dell’organizzazione di Rosari e Messe riparatrici a questo scempio di legge è segno che qualcosa l’abbiamo ottenuto.




Quindi, caro il mio filosofo del cazzo, etero o gay che tu sia, ricordati una cosa quando ti coricherai stanotte dopo esserti sfogato in chat o su un video porno, continua pure a rosicare e a spellarti le mani in solitaria, guarda in alto, sul soffitto, è l’uva che, con il tuo atteggiamento retrogrado non potrai raggiungere mai. Si chiama felicità e io (per ora) l’ho trovata e me la godo.



Con buona pace tua e di tutti gli stronzi che non la pensano così.

mercoledì 23 marzo 2016

Fanfiction: la banalità dell'ovvio.


Chi mi conosce sa che sono un grafomane, mi piace scrivere lettere, preparare le mie avventure per le sessioni di GdR riempiendo quaderni di appunti, mettere per iscritto le MIE idee. Trovo sia molto rilassante (non a caso mi piace scrivere qui), tuttavia non sono mai riuscito a capire (ed apprezzare) il fenomeno delle fanfiction.

Sul serio, aiutatemi a capire… perché una persona dovrebbe trovare stimolante scrivere una storia utilizzando temi, personaggi e ambientazioni copiate da un altro autore?
Qualcuno potrebbe obiettare che utilizzare un’ambientazione GdR preconfezionata sia la medesima cosa, ma penso che il confine sia sottile. L’ambientazione (ad esempio che so, Forgotten Realms) offre spunti per avventure, offre al Dungeon Master l’ossatura per le proprie storie, è un prodotto creato appositamente per quello scopo, un libro (o un film) sono stati scritti per essere letti, con che presunzione tu, scrittore o scrittrice fallita, puoi pensare di entrare nella mente di chi ha concepito l’opera?







Poi, parlando fuori dai denti, queste fanfiction si assomigliano un po’ tutte. La maggior parte sono mezzi pornazzi da salotto del barbiere, con stravolgimenti della trama e personaggi snaturati dal contesto originale, che pateticamente cercano di soddisfare qualche voglia repressa dello scribacchino di turno.

Mi chiedo cosa impedisca a questi maniaci della bruttura semantica di scrivere di testa propria, usando personaggi originali, ma si sa, il mondo è bello perché è vario e non tutti, probabilmente, hanno abbastanza fantasia da creare qualcosa di nuovo.


Così ci ritroviamo la Rete invasa da improbabili Doctor Who che amoreggiano con Sherlock, mentre Harry Potter partecipa agli Hunger Games… triste, patetico e di pessimo gusto.
Mi ricorda molto la puntata dei Simpsons in cui le sorelle di Marge rapiscono MacGyver… l’esasperazione di un idolo e l’indubbia fiducia (spesso ahimè mal riposta) nelle proprie capacità di scrittore.
Ho amici e amiche scrittori, scrittori veri, che sanno quanto sia difficile partorire qualcosa di originale, quanta fatica costi scrivere anche solo una pagina senza rubare idee a nessuno. Cosa credete che sia semplice mettersi davanti ad una tastiera e mettere per iscritto i propri pensieri?

Usate la fantasia, prendete spunto dai vostri autori preferiti, ma non cercate di modificare quello che è già stato scritto da altri. Inoltre peccate pure di fantasia… spesso il protagonista di queste tristi storie è una copia idealizzata dell’autore, in grado di aiutare i propri beniamini (e di finirci a letto, nove volte su dieci).



La creatività è ben altro, ma si sa, oggi con uno smartphone in mano siamo tutti fotografi professionisti e dietro la nostra tastiera sogniamo tutti il Premio Strega. Ma non è così, non basta avere gli strumenti, occorre anche un pizzico di bravura. Giusto quel tanto che ci consenta di creare nuove idee, nuovi mondi, nuove storie originali. Non è difficile. Basta solo mettersi d’impegno.