mercoledì 23 marzo 2016

Fanfiction: la banalità dell'ovvio.


Chi mi conosce sa che sono un grafomane, mi piace scrivere lettere, preparare le mie avventure per le sessioni di GdR riempiendo quaderni di appunti, mettere per iscritto le MIE idee. Trovo sia molto rilassante (non a caso mi piace scrivere qui), tuttavia non sono mai riuscito a capire (ed apprezzare) il fenomeno delle fanfiction.

Sul serio, aiutatemi a capire… perché una persona dovrebbe trovare stimolante scrivere una storia utilizzando temi, personaggi e ambientazioni copiate da un altro autore?
Qualcuno potrebbe obiettare che utilizzare un’ambientazione GdR preconfezionata sia la medesima cosa, ma penso che il confine sia sottile. L’ambientazione (ad esempio che so, Forgotten Realms) offre spunti per avventure, offre al Dungeon Master l’ossatura per le proprie storie, è un prodotto creato appositamente per quello scopo, un libro (o un film) sono stati scritti per essere letti, con che presunzione tu, scrittore o scrittrice fallita, puoi pensare di entrare nella mente di chi ha concepito l’opera?







Poi, parlando fuori dai denti, queste fanfiction si assomigliano un po’ tutte. La maggior parte sono mezzi pornazzi da salotto del barbiere, con stravolgimenti della trama e personaggi snaturati dal contesto originale, che pateticamente cercano di soddisfare qualche voglia repressa dello scribacchino di turno.

Mi chiedo cosa impedisca a questi maniaci della bruttura semantica di scrivere di testa propria, usando personaggi originali, ma si sa, il mondo è bello perché è vario e non tutti, probabilmente, hanno abbastanza fantasia da creare qualcosa di nuovo.


Così ci ritroviamo la Rete invasa da improbabili Doctor Who che amoreggiano con Sherlock, mentre Harry Potter partecipa agli Hunger Games… triste, patetico e di pessimo gusto.
Mi ricorda molto la puntata dei Simpsons in cui le sorelle di Marge rapiscono MacGyver… l’esasperazione di un idolo e l’indubbia fiducia (spesso ahimè mal riposta) nelle proprie capacità di scrittore.
Ho amici e amiche scrittori, scrittori veri, che sanno quanto sia difficile partorire qualcosa di originale, quanta fatica costi scrivere anche solo una pagina senza rubare idee a nessuno. Cosa credete che sia semplice mettersi davanti ad una tastiera e mettere per iscritto i propri pensieri?

Usate la fantasia, prendete spunto dai vostri autori preferiti, ma non cercate di modificare quello che è già stato scritto da altri. Inoltre peccate pure di fantasia… spesso il protagonista di queste tristi storie è una copia idealizzata dell’autore, in grado di aiutare i propri beniamini (e di finirci a letto, nove volte su dieci).



La creatività è ben altro, ma si sa, oggi con uno smartphone in mano siamo tutti fotografi professionisti e dietro la nostra tastiera sogniamo tutti il Premio Strega. Ma non è così, non basta avere gli strumenti, occorre anche un pizzico di bravura. Giusto quel tanto che ci consenta di creare nuove idee, nuovi mondi, nuove storie originali. Non è difficile. Basta solo mettersi d’impegno.



martedì 15 marzo 2016

Osservavo ieri sera con piacere il video di Crozza e del suo nuovo personaggio, il cuoco vegano ajurvedico, crudista e quant’altro e mi sono ritrovato a pensare a tutti quei vegani, crudisti, seguaci di diete e regimi alimentari al limite dell’assurdo. Mio zio è campato fino a 96 anni mangiando quello che molta gente ritiene merda, basta leggere su Internet le peggio teorie alimentari e mettersi le mani nei capelli.


Dal canto mio ho perso 15 chili senza sacrificare la mia sanità mentale e il mio portafogli, semplicemente facendomi il culo in palestra senza rinunciare a una serata al ristorante, tuttavia non ho mai capito come una persona sana di mente possa credere a certe stronzate e farsi spillare soldi a scapito della sua salute, ma tant’è, il mondo è pieno di fessi, altrimenti non vivremmo nella nostra bella Italia convinti di essere il paese più bello del mondo, tutto “pizza e mandolini”.

Ah no, ragazzi, scusate, la pizza no, è puro veleno, colla trattata con acidi che si attacca alle pareti dello stomaco e ti chiude il terzo occhio. Un po’ come la leggenda metropolitana del chewing-gum che, se ingoiato, ti annodava l’intestino. Solo che questa sola me la raccontavano all’asilo e già allora non ci credevo. E ho continuato allegramente ad ingoiare fino a diventare la bella persona che sono oggi (ba dum tss).


Nella mia vita ho incontrato persone che per moda, per convenzione o per pigrizia hanno lasciato che altri pensassero per loro, a partire da cosa cibarsi. Prendendo per vero che ingozzarsi di pancetta fritta nello strutto non è uno dei cibi più salutari al mondo, credo che basti fare un po’ di attenzione e non affliggerci con inutili rinunce pensando che questo sia un modo per campare più a lungo, specialmente se (ed è la maggior parte dei casi) scassi i marroni ai tuoi conoscenti con le tue teorie. 

Cosa ti aspetti, caro amico del mangiar sano, l’approvazione di chi ti sta intorno? Il plauso dei tuoi simili che ti vedono condire il riso basmati con il lievito liofilizzato? Hai sbagliato pubblico, amico mio, perché coi matti ci lavoro da quasi sedici anni e non mi convincerai mai che due mele o poco più sostituiscano una fiorentina. Al sangue.

Spesso chi sceglie di affidarsi a cure miracolose, a frutti essiccati pagati quasi 20 euro al sacchetto (cosa che solo la fame chimica può portarti a fare), a chi crede a qualsiasi stronzata trovata in Rete, quando basta il mantra “perché la scienza ufficiale non te lo dice”, poi ha bisogno di conferme, ha bisogno del plauso della “ggente”, degli amici che lodino il suo incarnato da consumatore abituale di anfetamine, il suo portafogli vuoto (la fuffa mica te la vendono gratis cari miei), la sua aggressività dovuta alla fame, la convinzione di essere migliore di chi si fa un kebab unto e bisunto e ha ancora le energie per una sana scopata dopo.

Mi attirerò le ire di molti, quando penso che SOLO UN MEDICO può dare consigli su cosa sia meglio mangiare o meno, tutti gli alimenti fanno bene, se presi con moderazione.
Io devo ringraziare la mia inguaribile pigrizia che mi impedisce di essere assoggettato a inutili e dannosi regimi che mi privano del piacere di una cena in compagnia, che mi trasformano in un sentenzioso cagacazzo che non può essere invitato a cena perché ammorbo con i miei diktat gli altri commensali (ma non lo sai che il riso è sbiancato con la candeggina? Non lo sai che nella carne rossa c’è la putrescina? Non lo sai che bastano due grammi di Lucepaceammmmore  per ridarti l’allegria?).

No, caro il mio sfrangimarroni all’olio di fuffa, vuoi nutrirti di prana ed elevarti a creatura eletta pulendoti il colon e il karma con i gusci di noce dell’Himalaya? Ben venga, ma non venirmi a imporre le tue idee, io rispetto qualsiasi scelta di vita, ma ti assicuro che ho visto ben più di un invasato salivare come i proverbiali cani di Pavlov davanti a un piatto di lasagne del mio ragazzo.

Con questo non voglio dire che mangiare sano non sia importante, che tutti i vegani siano stupidi, ho amici fruttariani e gente che non vede una bistecca dai tempi delle medie con i quali ho un ottimo rapporto e che di sicuro rideranno con me di questa mia riflessione, ma ribadisco postando due mie fotografie che testimoniano come, da onnivoro, goloso, indolente e peccatore, io abbia potuto rimettermi in sesto senza regalare soldi a nessuno o autoconvincendomi che solo perché l’ho trovato in Rete sia la verità assoluta, solo che è più facile (specialmente se non fai una benamata mazza dalla mattina alla sera) cercare i miracoli davanti ad una tastiera piuttosto che fare duecento addominali. Senza bisogno, ripeto, di essere una sonora palla di piombo sugli zebedei altrui.

P.S. Ad ogni modo devo ringraziare il mio personal trainer, Claudio, che mi ha sopportato in questo lungo anno di trasformazione, a Teo che non ha mai smesso di fare la spesa e a tutti gli invasati che mi rendono facile percularli ogni martedì.

Namasté, Nestlé o quel che pare a voi.

martedì 8 marzo 2016

Checcoliche, cattochecche e altri animali fantastici.


Meglio di una puntata di X-files, più intrigante di un libro di Dan Brown, ecco uno dei misteri più reconditi del mondo gayo: la checca cattolica a oltranza.

Come sempre, per i miei sproloqui, prendo spunto da cronache di vita vissuta, pertanto tutti i fatti descritti di seguito sono da considerarsi un folle parto della mia memoria (quasi) iedetica.

Partendo dal presupposto che sono sempre restio a dare l’amicizia su Facebook a persone che non conosco, mi è capitato talvolta di accettare quella di persone che avessero alcuni amici in comune e con le quali avessi chiacchierato almeno una volta nella vita al di fuori del mero mondo virtuale, in questo caso di un tizio, apertamente finocchio, che condivideva saltuariamente, immagini di carattere religioso e che mi tolse l’amicizia dopo che pubblicai una foto di Jesoo mentre sparava un raggio prismatico.

Ora, chi mi conosce lo sa, me ne frega tanto quanto se uno crede in qualcosa o meno, sia esso Jesoo o Nyarlatothep, quello che non sopporto è chi cerca di impormi la propria fede con post così melensi che i testi delle canzoni di Gigi d’Alessio al confronto sono trattati di semiotica di Eco e che se la prende per un’immagine goliardica; ancor meno tollero chi predica bene e razzola male, pertanto questo post è dedicato a lui e a tutti i bigotti che per caso capiteranno su questa pagina.
In questa avicola categoria di razziatori di terriccio includo quelli che per me rappresentano uno dei più grandi misteri dell’umanità: le checche cattoliche. Quei maschi che allegramente si sollazzano con altri maschi e poi la domenica si inginocchiano davanti al prete per… la Comunione, non tanto per la loro meschina ipocrisia, ma perché si professano credenti di un’istituzione che condanna apertamente il loro modo di vivere, imponendo loro uno stile di vita ben preciso (oltre che considerandoli malati, e che il rapporto omosessuale è “contrario alla legge naturale”, Catechismo della Chiesa Cattolica 2357, che per i profani sta alla Bibbia come il Silmarillion al Signore degli Anelli, ma scritto peggio e senza elfi) che comprende la castità. Non ci credete? Leggete qui.


2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Finocchio si, ma che il pisello sia ben rinchiuso nei pantaloni. Perché se sei cattolico, puoi e devi fare così. Sarò un’inguaribile cagna, ma sinceramente spiegatemi come posso fare a restare casto, così per curiosità. Giusto una giornata per rimettermi in passo con le serie TV.

Vent’anni fa (come passa il tempo) ho trascorso un anno in seminario a Brescia. E una settimana senza masturbarmi. Un record, conoscendomi.

Solo che non potevo e non riuscivo a tenere a bada l’ormone. Sai com’è, avere diciannove anni e svegliarsi con l’alzabandiera prima di andare in chiesa non era chic. Anche se a mio avviso avrei fatto bella figura.

Modestia a parte, dopo una settimana avevo capito che quella vita non avrebbe mai fatto per me. Non avevo mai avuto remore sul sesso, non capivo (assieme a molte altre cose) come riuscire a conciliare uno stile di vita così castrante (in ogni senso) con me. Badate bene, amici e amiche della salsiccia e della patata, non un giorno, non una settimana, ma UNA VITA. Da uscirci matto.




Per questo (ed altri motivi, tra cui avere beccato miei ex professori, sacerdoti, in discoteche o locali gay, oppure ex compagni di classe che ti mandano foto dell’uccello e non sto parlando della colomba dello Spirito Santo) ho deciso che quella vita non avrebbe mai fatto per me. Era inconciliabile, era uno scendere a compromessi così meschino, tradire la fiducia persone che credevano sul serio che quel pezzo di gnocco in tonaca (non sarei mai stato un prete da clergyman, il lungo mi sfina da dio) in realtà pregava ad altari un po’ più paganeggianti. Ma anche se fossi rimasto, come laico (ma ero e sono troppo disilluso, ve l’assicuro), come avrei potuto definirmi un buon cristiano se  di quell’articolo 2359 non me ne facevo nulla?



Poi subentrò l’era della ragione, a vent’anni capii che erano tutte cazzate e mi misi il cuore in pace.


Era come iscriversi a una gara e barare. Ma con se stessi. Una gran presa per il culo. Per tutta la vita. Ecco perché mi appaiono buffi questi omini tutti affettati nei loro cardigan anni ’90, con l’abbronzatura di Tenerife a cui sono andati con l’amico d’infanzia, il capello un po’ fonato, l’alito che sa di caffellatte e le mani che puzzano d’incenso, queste creature infelici, cinquantenni in pantaloncini che organizzano pellegrinaggi e suonano l’organo (qua le battute si sprecherebbero), irriducibili frequentatori di saune e con il numero, stile salumeria, al battuage locale.


Mi fanno ridere perché li sgami subito, eterni zitelli attaccati alla sottana del prete, faccendieri e consiglieri devoti, dall’occhiale vintage e dal santino nel portafogli. Che vita triste, accompagnare la mamma (che sa, cari miei, sa, ma ha talmente pena di voi che preferisce non vedere) a Messa la domenica dove vi esibite come lettori o cantori solisti, sempre che non dobbiate condividere il trono con qualche altra prima donna (o qualche lesbica catechista o allenatrice di pallavolo, allora i Grandi Antichi abbiano pietà di voi). Una vita meschina, fatta di sotterfugi, di pompini raccattati in auto a tarda ora dopo la veglia con le Sentinelle.






La Checcolica la si vede nel suo ambiente naturale nelle dark room, nelle chat dove appare “discreto, riservato” o “in cerca di don”, potrei postarvi i link dove scovare queste perle d’uomini, ma sono un signore e ho una reputazione da difendere, tuttavia, una volta l’anno, se volete vederle alla luce del sole, vi invito a recarvi presso il vostro Duomo di fiducia il giorno del giovedì Santo, al cui confronto la settimana della moda a Milano pare la fiera del cestone all’Hao-Mai.
A seguito del parroco (o del curato, a seconda del rango della checcolica e della pazienza del prete, che preferirebbe mille volte essere accompagnato da Hannibal Lecter di ritorno da una crociera vegana) troverete una o più di queste elusive creature, intente a commentare quella casula o quel pizzo “che tanto starebbe bene al don, mentre su quella pare un tavolino con un centro”. Storie di vita vera, gente, storie di vita vera.






Concludo questo delirio perché la mia dolce metà sta riposando e io continuo a ridere mentre scrivo (Azatoth benedica il correttore automatico, Iä! Iä!) con un messaggio rivolto a questi rivoltanti: ma sul serio? No perché vi giuro, fate ridere. Visti dal di fuori, con la lente del buon senso, dall’alto dei miei quasi quarant’anni di carriera, con i miei abiti da primadonna a prender tarme in garage, una vita serena accanto all’uomo che amo, ringrazio la mia mania di perfezionismo per avermi fatto capire che a me, quell’articolo 2359, era sempre parso… una cagata pazzesca!


martedì 1 marzo 2016

Vaffan…guru. Analisi (semiseria) di un fenomeno (spesso) da baraccone.


Sguazzo da tempo nel mare delle discipline olistiche e, dopo una decina d’anni, sono giunto ad una conclusione che potrà lasciare stupiti i più: sono poche le isole felici che si incontrano e tanta la merda che galleggia.
Per spiegarlo meglio userò un linguaggio adatto alla situazione, una meditazione simulata che sono sicuro potrà rendere l’idea di quanto prosaicamente espresso più sopra. 

Se lo desideri puoi accompagnare la lettura del post con una musichetta ad hoc, che fa tanto Era dell’Acquario e aiuta a fare il punto della situazione.




“Ora chiudi gli occhi, rilassati e immagina una grande, azzurra e placida distesa d’acqua.
Questo è il Mare Magnum delle discipline olistiche, che alla prima impressione appare come una distesa accogliente, ricca di opportunità, un mare disponibile a tutti, colmo di tesori e perle di saggezza (più o meno) a buon mercato.
Galleggia con me sulla superficie e nuota verso le varie Isole della Felicità, su ognuna delle quali regna incontrastato il proprio Guardiano della Verità Assoluta. Lui e Lui solo conosce l’Autentico Segreto e Lui e Lui solo potrà condurti indenne verso la felicità, l’autorealizzazione ed esaudire i tuoi desideri più nascosti”.

Ma ci sono alcune regole da rispettare. Ora spegni la musichetta ed apri gli occhi perché quello che ti dirò potrebbe interrompere l’idillio.





1. Gratis non si vende neanche l’acqua del cesso.
Quando ero piccolo, mia madre mi recitava una filastrocca: “La luna senza sole non risplende, la merce senza soldi non si vende”. Mai mantra mi fu più utile per la mia autostima e per evitare di svendermi ad altre persone, quindi su questo punto non posso essere che d’accordo con lei.

Senza sborsare qualcosa, caro il mio navigatore spirituale, non puoi accedere a nessun isola felice e non parlo solo di soldi, ma di libertà di pensiero, di autocritica, di scegliere come vivere la tua vita, perché molte di queste isole felici hanno un dress code molto preciso, la verità non è mica per tutti e per accedervi devi pure dare qualcosa in cambio.

Se scelgo di pagare per ascoltare il Guardiano di turno, nulla da eccepire, anche io ho tenuto corsi e seminari e di sicuro gratis non dico neanche buongiorno, per prepararmi ho speso tempo, risorse e non punto la pistola alla tempia a nessuno per obbligarlo ad ascoltare i miei sproloqui. Non entro in un negozio e arraffo a caso quello che mi interessa ed esco senza pagare, quindi nulla da eccepire contro chi si fa pagare o contro chi paga.

E’ è una scelta di chi ti offre un servizio stabilire un prezzo ed è una tua scelta scegliere se pagare o meno. Di solito chi fa le cose gratis è perché le ha copiate da qualcun altro o perché non ha niente da dire. Non rinnego un solo euro speso in corsi, libri, materiale o altro perché nessuno dei relatori mi ha obbligato con la forza, se poi l’esperienza non mi è piaciuta, mi sia d’aiuto per la prossima volta.

Quello che mi fa incazzare è pagare con la mia libertà: libertà di vivere la mia vita come voglio, con chi voglio, scegliendo di mangiare ciò che più mi piace, di vestirmi, di leggere, di ascoltare musica, di frequentare persone, di innamorarmi, di divertirmi senza dover effettuare rinunce.
Come vivo la mia vita potrebbe anche essere sbagliato, dannoso per me, ma è la mia vita, puoi mostrarmi i miei errori, ma da qui a giudicarmi, caro il mio Saggio della Terra Cava, ne deve passare di acqua sotto i ponti.

Se volessi farmi dire cosa mangiare, con chi scopare, cosa leggere e quali colori indossare nei giorni della settimana con la “R”, sarei rimasto cattolico: non mi costa niente, ho il Paradiso assicurato e di sicuro molti meno pensieri in testa, tanto ho già chi lo fa per me. Ah… la beatitudine dei bigotti!


2. Non avrai altro guru all’infuori di me.
Una volta saliti sull’isola e pagato il prezzo del biglietto, non credere di poter andartene a zonzo dove ti pare o, tantomeno, di guardare se su un’altra isola ci sia l’open bar o le animatrici da spiaggia più fighe. Hai pagato il biglietto e quindi ora stai qui. Forever and ever.

Anche se all’inizio non te ne accorgi, perché sull’isola si sta bene. Tutti la pensano come te, tutti ti apprezzano e tutti vedono nel “capo-animatore” (leggesi guru) l’unico depositario della verità assoluta. Inizi a considerare poco più di uno scaracchio sul muro gli abitanti delle altre isole, la loro animazione scadente, i loro cocktail insulsi e annacquati. Voilà. Il gioco è fatto. Hai trovato l’Isola Perfetta in cui tutto funziona come vorresti, in cui ti dicono solo quello che ti piace, in cui sei portato in palmo di mano. 

Ma non dimenticarti del primo punto. Tutto ha un prezzo, e presto il conto ti si presenta. Salato.
Si chiama isolamento, credi che l’isola nella quale soggiorni sia tutto il mondo e, inesorabilmente, ti dimentichi delle altre isole. Fino a quando trovare una zattera che ti permetta di ampliare un po’ le tue vedute diventa impossibile, o, a tuo avviso, inutile.

3. E che palle ‘sto spettacolo!
Solitamente tendiamo a frequentare persone a noi affini. A meno che non fossimo masochisti, ma sfido chiunque di voi a trascorrere una serata con dei nerd o con degli appassionati di pesca se non condivideste le loro passioni, all’improvviso la nuotata di Virginia Wolf non sembrerà una cattiva idea e ve lo dico da nerd convinto. Tuttavia ascoltare sempre lo stesso disco alla lunga annoia. Anche tra nerd gli argomenti di discussione cambiano e anche il pescatore più incallito troverebbe noioso trascorrere l’intera serata a parlare di ami ed esche.

Tuttavia tu sei stato sull’isola più bella del mondo, con l’animazione più figa del mondo e (siccome non hai più nient’altro da dire) devi raccontarlo. Ad libitum. Un po’ come quegli amici che, anni fa, di ritorno (dall’ennesima) vacanza, ti propinavano la Serata Diapositive. Ogni anno, ogni singola vacanza. Patatine, due dita di vermouth e vai col liscio!

Grazie a Cthulhu oggi abbiamo Facebook e basta mettere un “mi piace” alla raccolta di 74 fotografie del weekend a Bonate Sotto senza neanche aprire la cartella che abbiamo l’anima in pace. Perché alla lunga uno si annoia, anche a sentire parlare sempre della sua isola.

Questo con il massimo rispetto delle idee di ognuno, per me uno può nascere, rinascere, trasfigurarsi nella propria isola, per carità, ma datemi retta, come diceva un amico del mio ex: “il mare è pieno de pesci” (era spagnolo… n.d.R.) così come “il mare è pieno di isole”, nessuno vive nell’Eden e, anche se fosse vero, ricordate che l’inquilino numero tre era il Serpente. E non è che fosse questa gran compagnia.