Vaffan…guru. Analisi (semiseria) di un fenomeno (spesso) da baraccone.

Sguazzo da tempo nel mare delle discipline olistiche e, dopo una decina d’anni, sono giunto ad una conclusione che potrà lasciare stupiti i più:
sono poche le isole felici che si incontrano e tanta la merda che galleggia.
Per spiegarlo meglio userò un linguaggio adatto alla situazione, una meditazione simulata che sono sicuro potrà rendere l’idea di quanto prosaicamente espresso più sopra.
Se lo desideri puoi accompagnare la lettura del post con una musichetta ad hoc, che fa tanto Era dell’Acquario e aiuta a fare il punto della situazione.
“Ora chiudi gli occhi, rilassati e immagina una grande, azzurra e placida distesa d’acqua.
Questo è il Mare Magnum delle discipline olistiche, che alla prima impressione appare come una distesa accogliente, ricca di opportunità, un mare disponibile a tutti, colmo di tesori e perle di saggezza (più o meno) a buon mercato.
Galleggia con me sulla superficie e nuota verso le varie Isole della Felicità, su ognuna delle quali regna incontrastato il proprio Guardiano della Verità Assoluta. Lui e Lui solo conosce l’Autentico Segreto e Lui e Lui solo potrà condurti indenne verso la felicità, l’autorealizzazione ed esaudire i tuoi desideri più nascosti”.
Ma ci sono alcune regole da rispettare. Ora spegni la musichetta ed apri gli occhi perché quello che ti dirò potrebbe interrompere l’idillio.
1. Gratis non si vende neanche l’acqua del cesso.

Quando ero piccolo, mia madre mi recitava una filastrocca: “
La luna senza sole non risplende, la merce senza soldi non si vende”. Mai mantra mi fu più utile per la mia autostima e per evitare di svendermi ad altre persone, quindi su questo punto non posso essere che d’accordo con lei.
Senza sborsare qualcosa, caro il mio navigatore spirituale, non puoi accedere a nessun isola felice e non parlo solo di soldi, ma di libertà di pensiero, di autocritica, di scegliere come vivere la tua vita, perché molte di queste isole felici hanno un dress code molto preciso, la verità non è mica per tutti e per accedervi devi pure dare qualcosa in cambio.
Se scelgo di pagare per ascoltare il Guardiano di turno, nulla da eccepire, anche io ho tenuto corsi e seminari e di sicuro gratis non dico neanche buongiorno, per prepararmi ho speso tempo, risorse e non punto la pistola alla tempia a nessuno per obbligarlo ad ascoltare i miei sproloqui. Non entro in un negozio e arraffo a caso quello che mi interessa ed esco senza pagare, quindi nulla da eccepire contro chi si fa pagare o contro chi paga.
E’ è una scelta di chi ti offre un servizio stabilire un prezzo ed è una tua scelta scegliere se pagare o meno. Di solito chi fa le cose gratis è perché le ha copiate da qualcun altro o perché non ha niente da dire. Non rinnego un solo euro speso in corsi, libri, materiale o altro perché nessuno dei relatori mi ha obbligato con la forza, se poi l’esperienza non mi è piaciuta, mi sia d’aiuto per la prossima volta.
Quello che mi fa incazzare è pagare con la mia libertà: libertà di vivere la mia vita come voglio, con chi voglio, scegliendo di mangiare ciò che più mi piace, di vestirmi, di leggere, di ascoltare musica, di frequentare persone, di innamorarmi, di divertirmi senza dover effettuare rinunce.
Come vivo la mia vita potrebbe anche essere sbagliato, dannoso per me, ma è la mia vita, puoi mostrarmi i miei errori, ma da qui a giudicarmi, caro il mio Saggio della Terra Cava, ne deve passare di acqua sotto i ponti.
Se volessi farmi dire cosa mangiare, con chi scopare, cosa leggere e quali colori indossare nei giorni della settimana con la “R”, sarei rimasto cattolico: non mi costa niente, ho il Paradiso assicurato e di sicuro molti meno pensieri in testa, tanto ho già chi lo fa per me. Ah… la beatitudine dei bigotti!
2. Non avrai altro guru all’infuori di me.
Una volta saliti sull’isola e pagato il prezzo del biglietto, non credere di poter andartene a zonzo dove ti pare o, tantomeno, di guardare se su un’altra isola ci sia l’open bar o le animatrici da spiaggia più fighe. Hai pagato il biglietto e quindi ora stai qui. Forever and ever.
Anche se all’inizio non te ne accorgi, perché sull’isola si sta bene. Tutti la pensano come te, tutti ti apprezzano e tutti vedono nel “capo-animatore” (leggesi guru) l’unico depositario della verità assoluta. Inizi a considerare poco più di uno scaracchio sul muro gli abitanti delle altre isole, la loro animazione scadente, i loro cocktail insulsi e annacquati. Voilà. Il gioco è fatto. Hai trovato l’Isola Perfetta in cui tutto funziona come vorresti, in cui ti dicono solo quello che ti piace, in cui sei portato in palmo di mano.
Ma non dimenticarti del primo punto. Tutto ha un prezzo, e presto il conto ti si presenta. Salato.
Si chiama isolamento, credi che l’isola nella quale soggiorni sia tutto il mondo e, inesorabilmente, ti dimentichi delle altre isole. Fino a quando trovare una zattera che ti permetta di ampliare un po’ le tue vedute diventa impossibile, o, a tuo avviso, inutile.
3. E che palle ‘sto spettacolo!
Solitamente tendiamo a frequentare persone a noi affini. A meno che non fossimo masochisti, ma sfido chiunque di voi a trascorrere una serata con dei nerd o con degli appassionati di pesca se non condivideste le loro passioni, all’improvviso la nuotata di Virginia Wolf non sembrerà una cattiva idea e ve lo dico da nerd convinto. Tuttavia ascoltare sempre lo stesso disco alla lunga annoia. Anche tra nerd gli argomenti di discussione cambiano e anche il pescatore più incallito troverebbe noioso trascorrere l’intera serata a parlare di ami ed esche.
Tuttavia tu sei stato sull’isola più bella del mondo, con l’animazione più figa del mondo e (siccome non hai più nient’altro da dire) devi raccontarlo. Ad libitum. Un po’ come quegli amici che, anni fa, di ritorno (dall’ennesima) vacanza, ti propinavano la Serata Diapositive. Ogni anno, ogni singola vacanza. Patatine, due dita di vermouth e vai col liscio!
Grazie a Cthulhu oggi abbiamo Facebook e basta mettere un “mi piace” alla raccolta di 74 fotografie del weekend a Bonate Sotto senza neanche aprire la cartella che abbiamo l’anima in pace. Perché alla lunga uno si annoia, anche a sentire parlare sempre della sua isola.
Questo con il massimo rispetto delle idee di ognuno, per me uno può nascere, rinascere, trasfigurarsi nella propria isola, per carità, ma datemi retta, come diceva un amico del mio ex: “il mare è pieno de pesci” (era spagnolo… n.d.R.) così come “il mare è pieno di isole”, nessuno vive nell’Eden e, anche se fosse vero, ricordate che l’inquilino numero tre era il Serpente. E non è che fosse questa gran compagnia.