martedì 8 marzo 2016

Checcoliche, cattochecche e altri animali fantastici.


Meglio di una puntata di X-files, più intrigante di un libro di Dan Brown, ecco uno dei misteri più reconditi del mondo gayo: la checca cattolica a oltranza.

Come sempre, per i miei sproloqui, prendo spunto da cronache di vita vissuta, pertanto tutti i fatti descritti di seguito sono da considerarsi un folle parto della mia memoria (quasi) iedetica.

Partendo dal presupposto che sono sempre restio a dare l’amicizia su Facebook a persone che non conosco, mi è capitato talvolta di accettare quella di persone che avessero alcuni amici in comune e con le quali avessi chiacchierato almeno una volta nella vita al di fuori del mero mondo virtuale, in questo caso di un tizio, apertamente finocchio, che condivideva saltuariamente, immagini di carattere religioso e che mi tolse l’amicizia dopo che pubblicai una foto di Jesoo mentre sparava un raggio prismatico.

Ora, chi mi conosce lo sa, me ne frega tanto quanto se uno crede in qualcosa o meno, sia esso Jesoo o Nyarlatothep, quello che non sopporto è chi cerca di impormi la propria fede con post così melensi che i testi delle canzoni di Gigi d’Alessio al confronto sono trattati di semiotica di Eco e che se la prende per un’immagine goliardica; ancor meno tollero chi predica bene e razzola male, pertanto questo post è dedicato a lui e a tutti i bigotti che per caso capiteranno su questa pagina.
In questa avicola categoria di razziatori di terriccio includo quelli che per me rappresentano uno dei più grandi misteri dell’umanità: le checche cattoliche. Quei maschi che allegramente si sollazzano con altri maschi e poi la domenica si inginocchiano davanti al prete per… la Comunione, non tanto per la loro meschina ipocrisia, ma perché si professano credenti di un’istituzione che condanna apertamente il loro modo di vivere, imponendo loro uno stile di vita ben preciso (oltre che considerandoli malati, e che il rapporto omosessuale è “contrario alla legge naturale”, Catechismo della Chiesa Cattolica 2357, che per i profani sta alla Bibbia come il Silmarillion al Signore degli Anelli, ma scritto peggio e senza elfi) che comprende la castità. Non ci credete? Leggete qui.


2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Finocchio si, ma che il pisello sia ben rinchiuso nei pantaloni. Perché se sei cattolico, puoi e devi fare così. Sarò un’inguaribile cagna, ma sinceramente spiegatemi come posso fare a restare casto, così per curiosità. Giusto una giornata per rimettermi in passo con le serie TV.

Vent’anni fa (come passa il tempo) ho trascorso un anno in seminario a Brescia. E una settimana senza masturbarmi. Un record, conoscendomi.

Solo che non potevo e non riuscivo a tenere a bada l’ormone. Sai com’è, avere diciannove anni e svegliarsi con l’alzabandiera prima di andare in chiesa non era chic. Anche se a mio avviso avrei fatto bella figura.

Modestia a parte, dopo una settimana avevo capito che quella vita non avrebbe mai fatto per me. Non avevo mai avuto remore sul sesso, non capivo (assieme a molte altre cose) come riuscire a conciliare uno stile di vita così castrante (in ogni senso) con me. Badate bene, amici e amiche della salsiccia e della patata, non un giorno, non una settimana, ma UNA VITA. Da uscirci matto.




Per questo (ed altri motivi, tra cui avere beccato miei ex professori, sacerdoti, in discoteche o locali gay, oppure ex compagni di classe che ti mandano foto dell’uccello e non sto parlando della colomba dello Spirito Santo) ho deciso che quella vita non avrebbe mai fatto per me. Era inconciliabile, era uno scendere a compromessi così meschino, tradire la fiducia persone che credevano sul serio che quel pezzo di gnocco in tonaca (non sarei mai stato un prete da clergyman, il lungo mi sfina da dio) in realtà pregava ad altari un po’ più paganeggianti. Ma anche se fossi rimasto, come laico (ma ero e sono troppo disilluso, ve l’assicuro), come avrei potuto definirmi un buon cristiano se  di quell’articolo 2359 non me ne facevo nulla?



Poi subentrò l’era della ragione, a vent’anni capii che erano tutte cazzate e mi misi il cuore in pace.


Era come iscriversi a una gara e barare. Ma con se stessi. Una gran presa per il culo. Per tutta la vita. Ecco perché mi appaiono buffi questi omini tutti affettati nei loro cardigan anni ’90, con l’abbronzatura di Tenerife a cui sono andati con l’amico d’infanzia, il capello un po’ fonato, l’alito che sa di caffellatte e le mani che puzzano d’incenso, queste creature infelici, cinquantenni in pantaloncini che organizzano pellegrinaggi e suonano l’organo (qua le battute si sprecherebbero), irriducibili frequentatori di saune e con il numero, stile salumeria, al battuage locale.


Mi fanno ridere perché li sgami subito, eterni zitelli attaccati alla sottana del prete, faccendieri e consiglieri devoti, dall’occhiale vintage e dal santino nel portafogli. Che vita triste, accompagnare la mamma (che sa, cari miei, sa, ma ha talmente pena di voi che preferisce non vedere) a Messa la domenica dove vi esibite come lettori o cantori solisti, sempre che non dobbiate condividere il trono con qualche altra prima donna (o qualche lesbica catechista o allenatrice di pallavolo, allora i Grandi Antichi abbiano pietà di voi). Una vita meschina, fatta di sotterfugi, di pompini raccattati in auto a tarda ora dopo la veglia con le Sentinelle.






La Checcolica la si vede nel suo ambiente naturale nelle dark room, nelle chat dove appare “discreto, riservato” o “in cerca di don”, potrei postarvi i link dove scovare queste perle d’uomini, ma sono un signore e ho una reputazione da difendere, tuttavia, una volta l’anno, se volete vederle alla luce del sole, vi invito a recarvi presso il vostro Duomo di fiducia il giorno del giovedì Santo, al cui confronto la settimana della moda a Milano pare la fiera del cestone all’Hao-Mai.
A seguito del parroco (o del curato, a seconda del rango della checcolica e della pazienza del prete, che preferirebbe mille volte essere accompagnato da Hannibal Lecter di ritorno da una crociera vegana) troverete una o più di queste elusive creature, intente a commentare quella casula o quel pizzo “che tanto starebbe bene al don, mentre su quella pare un tavolino con un centro”. Storie di vita vera, gente, storie di vita vera.






Concludo questo delirio perché la mia dolce metà sta riposando e io continuo a ridere mentre scrivo (Azatoth benedica il correttore automatico, Iä! Iä!) con un messaggio rivolto a questi rivoltanti: ma sul serio? No perché vi giuro, fate ridere. Visti dal di fuori, con la lente del buon senso, dall’alto dei miei quasi quarant’anni di carriera, con i miei abiti da primadonna a prender tarme in garage, una vita serena accanto all’uomo che amo, ringrazio la mia mania di perfezionismo per avermi fatto capire che a me, quell’articolo 2359, era sempre parso… una cagata pazzesca!


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